¿Qué hacemos acá?
Justamente muchos de aquellos con los que no hemos hablado demasiado en los últimos meses, y otros con los que sí pero tienen curiosidad, nos hacéis esa pregunta que da título a este post.
Bien, resumidamente y con las limitaciones que ya comentamos en la presentación, lo intentaremos explicar a continuación.
Nuestro proyecto se desarrolla en OIKIA, para los que no sean amantes de las lenguas muertas, decir que significa casa en griego. Y así es, una casa de acogida para niños en situación de calle. Esta situada en el Plan 3000, un barrio-ciudadela de Santa Cruz de la Sierra, en la zona oriental de Bolivia, es decir cerca de los límites con Brasil, Argentina y Paraguay. El nombre del barrio, Plan 3000, se debe a que hace unos diez año se planeó construir en esta zona 3000 viviendas para las familias que habían sufrido el huracán Mitch, las viviendas no se construyeron, pero la gente sí vino. Hoy es conocido como una de las “zonas rojas” de la ciudad, por su pobreza, violencia… viene a ser un barrio de favelas, del que hablaremos otro día.
En general los niños en situación de calle es una problemática que afecta a toda la ciudad, pero que se agrava en este barrio. De hecho la mayoría de niños de la calle en la población provienen de esta zona. Por tanto dentro de él existen multitud de proyectos que prestan atención a este tema, uno de ellos el nuestro, OIKIA.
El proyecto consta de dos centros, uno de día, donde desarrollamos la mayor parte de nuestro trabajo, y otro de noche. Nuestra labor es fundamentalmente educativa con estos chicos, un intento utópico de sacarlos de la calle. En casi todos los casos –teniendo en cuenta que el casi es un canto a la esperanza, porque la realidad es que en todos los casos- los niños consumen drogas que van del guacho (alcohol puro), a la clefa (cola de carpintero que se inhala). En el centro trabajamos con ellos diferentes ámbitos; nivelación escolar, hábitos, tiempo libre… en general vida, vida diferente a aquella que tienen normalmente. Es un trabajo difícil, muy difícil, discontinuo ya que los niños no viven de manera permanente en el centro, pueden entrar y salir en determinados horarios, es un centro de acogida temporal, no un hogar permanente. Aquí vienen directamente de la calle, por ello en ocasiones llegan completamente drogados, otras con heridas más o menos importantes… pero en general intentamos que permanezcan en el centro, es parte de nuestro trabajo. En breve empezaremos a hacer trabajo de campo, es decir educación de calle, no sólo esperarlos, sino salir a por los chicos, si no para traerlos al centro, al menos para que lo conozcan, para que al tiempo se creen vínculos, para seguir a aquellos que ya han pasado por el centro y están de nuevo en la calle… en resumen para ofrecer unas mínimas alternativas.
Dentro de todo esto nosotros vivimos en una tercera estructura del proyecto, es un centro en construcción en el que, de momento, sólo están las casas de los voluntarios no bolivianos, una en la que vivimos nosotros con Maribel y Wen, y otra donde pronto llegarán Antonio e Inma. No estamos sólo los voluntarios, además, en nuestra cisterna, viven varias ranas pequeñas y en la llave de paso del agua una pasanca (tarántula), que también os presentaremos en los próximos días.
Esto es un poco donde estamos, somos, vivimos y hacemos, poco a poco, desde ahora y desde este blog podéis ir entendiéndolo mejor y seguir compartiéndolo.
Muchas gracias por los comentarios, no dejéis de hacerlos, siempre apoyan, animan y nos recuerdan que no estamos solos, no preocuparos si no se ven inmediatamente, tenemos que aprobarlos para que salgan, es cosa de wordpress, lógicamente aprobamos todos (no nacimos para censores). Poco a poco intentaremos ir mejorando el blog, haciéndolo más participativo, también intentaremos actualizar cada una o dos semanas (más a menudo es completamente imposible).
Dani y Ceci, Ceci e Dani
Che ci facciamo qui?
Giustamente molte delle persone con cui non abbiamo parlato molto negli ultimi mesi e altre con le quali invece sì, ma sono curiose, ci fanno la domanda che dà titolo al post.
Bene, riassumendo e con i limiti di cui abbiamo già commentato nella presentazione, cercheremo di spiegarlo a continuazione.
Il nostro progetto si sviluppa in OIKIA, per chi non ama le lingue morte, significa “casa” in greco.
E questo è, una casa di accoglienza per bimbi/e in situazione di strada. E’ situata nel Plan 3000, un quartiere-città di Santa Cruz de la Sierra, nella zona orientale della Bolivia, diciamo vicino ai confini con Brasile, Argentina e Paraguay. Il nome del quartiere viene dal fatto che circa dieci anni fa si programmò costruire in questa zona 3000 case per le famiglie vittime del uragano Mitch. Le case non si costruirono, ma la gente arrivò. Oggi è conosciuta come una delle “zone rosse” della città per la sua povertà e violenza…è un quartiere stile favelas, parleremo di questo un altro giorno.
In generale il problema dei bimbi e delle bimbe di strada grava su tutta la città, però peggiora in questo quartiere, infatti la maggioranza di loro viene da questa zona. Qui di fatto esistono molti progetti che prestano attenzione al tema, uno di questi è il nostro, OIKIA.
Il progetto è costituito da due centri, un centro di giorno, dove sviluppiamo la maggiorparte del nostro lavoro, e un centro di notte. Il nostro compito è fondamentalmente educativo, un tentativo utopico di togliere queste persone dalla strada.
In quasi tutti i casi -tenendo in conto che il quasi è un canto alla speranza, perchè le realtà è che in tutti i casi- i bimbi e le bimbe consumano droghe che vanno dal guacho (alcol puro) alla clefa (colla da falegname che si inala). Nel centro lavoriamo diversi ambiti: scolarizzazione, buone abitudini, tempo libero…in generale vita, vita differente da quella che vivono normalmente.
E’ un lavoro difficile, molto difficile, e discontinuo visto che i bimbi e le bimbe non vivono in modo permanente nel centro, possono cioè entrare e uscire in orari determinati, è un centro d’accoglienza temporale, non permanente. Vengono direttamente dalla strada, per questo a volte arrivano completamente drogati/e, altre volte con ferite più o meno profonde… in generale comunque cerchiamo di farli rimanere nel centro, è parte del nostro lavoro. In breve iniziaremo a fare trabajo de campo, educativa di strada, non solo aspettandoli, ma anche uscendo a cercarli, se non per portarli al centro, almeno perchè lo conoscano, perchè con il tempo si creino legami, per seguire chi è passato per il centro ed è di nuovo in strada…riassumendo, per offrire qualche alternativa.
Noi viviamo in una terza struttura del progetto, è un centro in costruzione nel quale, per ora, solo ci sono le case dei volontari/e non boliviani/e, in una di queste viviamo noi con Maribel e Wen, nell’altra presto arriveranno Antonio e Inma. Non ci siamo solo noi, infatti nello sciacquone del bagno vivono diverse ranette e nella chiave dell’acqua una pasanca (tarantola), ve le presentaremo i prossimi giorni.
Questo è un po’ dove siamo, viviamo e che facciamo. Poco a poco, da ora e attraverso questo blog, potrete capirlo meglio e continuare a condividerlo.
Grazie mille per i commenti, non smettete di farli, ci appoggiano, ci danno animo e ci ricordano che non siamo soli. Non preoccupatevi se non si vedono subito, bisogna approvarli per farli uscire, è una cosa di wordpress, ovviamente li approviamo tutti, non censuriamo. Poco a poco cercheremo di migliorare il blog, facendolo più partecipativo, cercheremo anche di attualizzarlo ogni una o due settimane (più spesso è completamente impossibile).
Dani y Ceci, Ceci e Dani



Dalla foto di Daniel…siamo sicuri che ad inalare la colla siano solo i ragazzi???
Vi prego fate in modo che la tarantola non morda Daniel….sennò muore la tarantola……..
A parte gli scherzi ragazzi……vi ammiro tanto per quello che fate…..vi sono vicino e spero che voi possiate sentire il mio abbraccio carico di amore e di condivisione……
Teneteci aggiornati……
El otro día viendo las noticias vi como quemaban las embajadas de E.E.U.U. y sinceramente me preocupa un poco el tema político. Allí siempre las revueltas campesinas han sido muy duras. Como estáis? Habéis tenido algún problema? llevad muxo cuidado y pa lo que necesitéis ya sabes que tamos por aqui. Un abrazo
vi abbracciamo forte forte e salutiamo tutti, ma in particolare la tarantola e le ranette.
mari e peter
beati voi che potete fare trabajo de campo. qui, milano, città della moda, siamo rimasti indietro visto che l’educativa di strada l’hanno chiusa. come perchè???!! non serve, che domande!.
un abbraccio
se vi pizzica la tarantola sarete dei veri salentini pizzicati!!
eh ma-ma- ma–ma ..la taranta m’ha pizzicà..m’ha pizzicato fuori (?)mamma mia che dolore..w santo paolo mio (o santa cruz) delle tarante!
luci